intervista colloquio di lavoro

L’intervista per il lavoro

Se mi capita l’opportunità di fare un colloquio di lavoro con un’azienda, come devo prepararmi? Che cosa mi posso aspettare che vogliano sapere di me? C’è qualche materia che devo studiare? Nessuna materia, ovviamente, a meno che non si tratti di un lavoro molto tecnico e molto specialistico (il chimico dei materiali, ad esempio, o il sistemista di reti informatiche, e qui è tutto più facile, perché devo preparami come se andassi a un esame universitario, non c’è molto di differente, devo fare bella figura nel settore cui mi candido). Ma se invece il lavoro è a alto contenuto relazionale e a scarso contenuto tecnico – ad esempio se il colloquio è con un’azienda di consulenza telefonica, un’azienda tipo Accueil – www.accueil.it – specializzata in questo settore – le cose cambiano.

La prima cosa che nel colloquio vorranno sapere sono le mie motivazioni. Perché cerco lavoro? Che cosa mi aspetto da quello specifico lavoro? E dal lavoro in generale? Quali sono le mie aspettative? Se l’azienda è commerciale, vorrà persone che hanno aspettative di tipo relazionale, che hanno piacere a lavorare a contatto con le persone, anche se il contatto in questo caso è di tipo telefonico e quindi lontano fisicamente.

Poi in un colloquio si valutano le attitudini. Io posso avere piacere a un lavoro con le persone, ma non ho le attitudini, non ci sono portato, come si dice. E quindi nel colloquio, se ci tengo a essere scelto, devo far capire che non solo sono motivato, ma ho le attitudini giuste, e quindi devo raccontare le mie esperienze di vita – non quelle lavorative che magari non ci sono perché sono alla prima esperienza – che mi mettono nelle condizioni di far capire che sono effettivamente vocato a questo tipo di attività.

Infine ci sono le competenze. Sono capace di parlare speditamente con un estraneo? Sono capace di vendere qualcosa? Sono in grado di rispondere a un’obbiezione? Conosco le tecniche di vendita? Queste che possono sembrare le cose più importanti, in realtà sono quelle che contano di meno, perché si possono apprendere in un secondo momento.